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Rifiuto secco non riciclabile

RIFIUTO SECCO

Contenitori per pizze, involucri con residui alimentari ( es. di macellerie, pescherie, rosticcerie, etc.), vaschette in polistirolo e contenitori in tetrapak (brick di latte, succhi di frutta, etc.), gomma, cassette musicali, videocassette, cd e dvd, cellophane, piatti, bicchieri e posate di plastica, secchielli, bacinelle, giocattoli, penne, piccoli oggetti in plastica e bakelite, accessori per i capelli e per l'igiene personale (es. spazzolini per i denti, spazzole e pettini per i capelli, pinze, fermagli, etc.), carta carbone, carta plastificata, calze di nylon, sacchi di yuta, stracci non più riutilizzabili, garze di medicazione, cerotti e siringhe, pannolini, assorbenti, carta igienica usata, cosmetici, piume di volatili, cocci di ceramica, specchi rotti, polveri dell'aspirapolvere e delle pulizie domestiche, scarpe vecchie, piccoli oggetti in legno verniciato, lampadine, piccoli oggetti in plastica e tutti gli oggetti formati da più di una materia in cui risulti impossibile la separazione.


 

Tutti i rifiuti non elencati sino a questo punto rientrano nella categoria denominata “secco residuo”. Questa frazione, è quella che rimane dopo una corretta differenziazione degli altri elementi. Questa categoria non comprende quindi materiali recuperabili, compostabili o rifiuti speciali e pericolosi. Questi rifiuti non riciclabili, hanno un altra metodologia di smaltimento. il loro smaltimento è affidato ai termovalorizzatori, impianti dove i rifiuti vengono bruciati producendo così calore e quindi energia elettrica. Ancora oggi in Sardegna, questa tipologia di rifiuti è la discarica, in quanto non ci sono moderni impianti per la termovalorizzazione. La parte secca residua comprende il 30% dei rifiuti: un buon risultato perchè meno residuo si ottiene, migliore è stata la differenziazione.